Quasi ad un anno dalla rivoluzione del 25 gennaio e le rivendicazioni avanzate nei confronti del regime dell'ex presidente Hosni Mubarack, in Egitto le organizzazioni per la tutela dei diritti umani sono occupate più che mai. L'anno trascorso è stato infatti caratterizzato dal continuo confronto tra forze dell'ordine e manifestanti. Oltre alle numerose vittime e feriti, moltissimi sono stati i dimostranti e gli attivisti arrestati e processati arbitrariamente dai tribunali militari.

Mentre il Paese si prepara alla formazione del suo primo Parlamento dopo la rivolta, ed il Consiglio Supremo delle Forze Armate invita il popolo a scendere in piazza Tharir il 25 Gennaio, gli uomini di legge egiziani sostengono che le conquiste da celebrare in questa ricorrenza siano limitate.

Il 2011 si è infatti concluso con una brutale repressione da parte dello Scaf, con la quale gli avvocati del Fronte Egiziano per la difesa dei manifestanti, stanno ancora facendo i conti. Durante gli ultimi quattro giorni di scontri infatti, iniziati il 16 Dicembre in seguito alle violenze subite da un partecipante al sit-in antigovernativo, sono state uccise 19 persone, ferite 750 e 250 arrestate.

Tra queste, circa settanta minori tra i 14 e i 18 anni, recentemente rilasciati. Un centinaio di persone restano tuttavia ancora in carcere, in attesa di essere giudicate dalla Corte militare.

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